Il fondo Atlante: tra aumenti di capitale e crediti in sofferenza

di Walter Joffrain*

Il fondo Atlante nasce con l’obiettivo di garantire gli aumenti di capitale degli istituti di credito italiani in difficoltà e con l’obiettivo di rilevare i crediti in sofferenza delle banche. Il principio è simile a quello adottato a livello europeo nel maggio 2010 con il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF, European Financial Stability Facility), costituito per aiutare finanziariamente gli Stati Membri in caso di difficoltà economica.

Se il FESF aveva come obiettivo la salvaguardia della stabilità finanziaria dell'Eurozona, l’idea di costituire il fondo Atlante risale invece a febbraio 2016 quando divenne chiaro  che gli aumenti di capitale e le successive quotazioni  delle Banche italiane attualmente in maggiore difficoltà potevano essere seriamente in discussione. Preoccupava il fatto che nel caso probabile in cui una quota rilevante degli aumenti di capitale  non fosse stato sottoscritto dagli investitori, le Banche Garanti di tale aumento si sarebbero trovate a dover  gestire una parte ragguardevole di tale somma e di conseguenza, forse, costrette anch’esse a fare un aumento di capitale. Se tale situazione si fosse verificata, avrebbe rappresentato l’inizio di una nuova crisi del sistema bancario italiano ed europeo dato che il fallimento dell’aumento di capitale delle Banche in maggiore difficoltà avrebbe avuto conseguenze a cascata anche sugli Istituti di  interesse sistemico.

Di fronte a questo rischio, Atlante, fondo gestito da Quaestio sgr che  sta raccogliendo le adesioni degli investitori per coprire una dotazione iniziale di 6 Miliardi di euro, ha l’ambizione di dare un contributo alla stabilizzazione del sistema bancario italiano che, nonostante gli oltre 40 miliardi di capitale immessi negli ultimi anni, risulta ancora fragile.

Oltre a fornire un’importante garanzia per gli aumenti di capitale evitando l’applicazione della procedura di risoluzione bancaria prevista dalla Direttiva Europea 2014/59/UE  (Bank Recovery and Resolution Directive), il fondo Atlante dovrà aggredire i circa 80 Miliardi di euro di crediti in sofferenza delle banche italiane.

Le sofferenze bancarie hanno un mercato e infatti ne sono state cedute per molti miliardi negli ultimi mesi; il problema è il prezzo, perché quello richiesto dalle banche per le cessioni e quello richiesto dai fondi interessati all’acquisto sono assai lontani. Negli scorsi mesi alcune banche hanno ceduto le loro sofferenze  a meno del 20% del loro valore nominale, il che ha spinto il mercato a ritenere che quello fosse il vero valore di tutte le sofferenze delle banche italiane. Se così fosse, tutte le Banche dovrebbero fare svalutazioni pesantissime e molte ricorrere ad aumenti di capitale consistenti, a conferma di come  il prezzo-valore di tali sofferenze sia importante per il suo impatto sul mercato e per la stabilità stessa delle banche.

Atlante non può permettersi, se non vuole dissipare il suo patrimonio, di pagare troppo i non performing loans per venire incontro alle esigenze delle banche sue azioniste, può però adottare due strategie.

La prima è essere meno avido dei fondi specializzati, che puntano a rendimenti superiori al 20%, sottoscrivendo strumenti di diverse seniority e concentrandosi sulle esposizioni junior (quelle ritenute più rischiose ma anche più redditizie), emesse dai veicoli finanziari costituiti per alleggerire l’ammontare di sofferenze bancarie italiane.

La seconda è guadagnare tempo confidando nella effettiva capacità della ormai prossima riforma del diritto fallimentare di ridurre i tempi di recupero dei crediti deteriorati. Tale sforzo  è positivo  perché più si riducono i tempi della giustizia (oggi in Italia una procedura fallimentare  dura mediamente  8 anni), più i crediti deteriorati aumentano di valore: si può calcolare che, per ogni due anni di riduzione dei tempi di recupero, il valore attualizzato dei crediti in sofferenza aumenta del 10-12%.

 

* Docente Captha per i Master in Corporate Finance & Investment Banking e Credit Management, svolge attualmente la sua attività professionale nell'ambito del Corporate Finance, in uno dei principali Gruppi Bancari Italiani. Ha maturato una significativa esperienza di consulenza direzionale in una primaria società di consulenza strategica lavorando con alcune delle principali Istituzioni Finanziarie e Industriali italiane in progetti commerciali, di corporate finance, di strategia e organizzazione. In precedenza ha svolto attività di ricerca in fisica atomica e nucleare presso il CERN di Ginevra e presso il Massachusetts Institute of Technology (USA), conseguendo il Ph.D. in Fisica. Svolge attività di docenza in Master e Corsi di formazione ed è Autore di libri e di pubblicazioni su Riviste internazionali in materia economica, tecnologica e scientifica.